Drak'kast
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Il Poema Fantasy
Il Poema Fantasy


Drak’kast
 è un mondo rischioso, selvaggio, dominato da profondi e oscuri misteri che aspettano solo di essere riportati alla luce. Un mondo in cui ognuno è costretto a sfidare la stirpe dei draghi aprendosi un varco nel fuoco con il crudele acciaio nel pugno… o andando incontro alla morte.

In questa era, meglio nota come Primordium Draconis, esiste però anche chi ha scelto di non combattere i draghi: gli Hadragnir, incantatori volti a preservare l’equilibrio tra le razze.

Tra i più gloriosi di loro, però, soltanto Elkodyas, il leggendario drago mutato in un elfo cantore, sarà tanto audace da sfidare le insidie della Foresta di Smeraldo, alla scoperta di quei segreti che per troppo tempo sono rimasti rinchiusi in essa.

                                        (da Drak'kast - Storie di Draghi)


***


Cenni di Background

Il canto che Nuam apprese direttamente dalla voce narrante di Naskara, componente del Drak'kast (“Preludio”, pag.15), è conosciuto col nome di Canto di Omorya; una derivazione del leggendario tema a opera di Uar-Elleja, danzatrice mistica della stirpe elfica eleamar.

     Seppur eloquente nella sua brevità, il testo di Uar-Elleja, di contro, non definisce pienamente la storia di uno dei più importanti Incantatori di Draghi, dei tempi antichi, ovvero Elkodyas, il Bardo.

     Il Canto di Omorya, con i suoi tremila versi circa, perfezionati dalla stessa Naskara, da cui l'elfo silvano ebbe modo di ricevere il privilegio di vestire i panni di diretto ascoltatore, adesso ridona al lettore una storia ai confini del tempo, in tutta la sua completezza.

     Il Canto di Omorya non è solo un poema sulla stirpe degli Hadragnir, ossia quegli Incantatori di Draghi che altresì vestono il ruolo di guerrieri, condividendo con la fazione degli Artigli della Guerra l'uso combinato di armi speciali donate dalla stessa razza draconica. Esso è finanche la storia di creature e luoghi mai discussi prima ad ora, contemplando, per esempio, la figura di Alkagyrre, della stirpe dei Deleyr, gli unicorni dell'aria, che ha accompagnato il viaggio del cantore lungo il Mare di Smeraldo, o ancora il Passo di Lame Azzurre, pericoloso perfino agli occhi dei Guardiani della foresta. Molteplici i segreti sottesi al canto, e ancora tante le trattazioni dei molti enigmi rimasti irrisolti per diversi millenni.

     Il linguaggio di tale poema, seppur raffinato nella sua impostazione versificatoria, si mostra al lettore con una semplicità tale da sembrare quasi una fiaba per bambini. Questo, il potere del canto forgiato da un elfo dei tempi antichi e approfondito altresì da un cantore della stirpe dei draghi, quale Naskara. Seppur avendo innervato al testo particolari che solo appartengono al mondo dei draghi, la ninfa guerriera ben ha saputo conciliare un linguaggio semplice con la vetusta lingua della razza draconica.

     Ancor più difficoltoso è stato oltremodo il compito di Nuam nel carpire di quella lingua, decantata con maestria, i suoi oscuri fonemi e le asperità del suono. Il più grande ostacolo risiedeva proprio nella lingua originaria che aveva caratterizzato il racconto di Naskara.

     Il poema venne redatto verbalmente in lingua Elimar (o Teframar); un linguaggio nato dal patto di alleanza fra la stirpe elfica eleamar, impiegando di conseguenza tale sistema linguistico, e quella dei Draghi, con l'impiego del linguaggio Tefrast, che contraddistingueva tali creature. La versatilità del linguaggio e della sua potenza non risiedevano soprattutto in una sorta di codice segreto, condiviso dalle due razze, bensì nell'uso che di esso venne fatto per l'attivazione di alcuni potenti incantesimi. La magia quindi fondeva il potere della sfera magica dei draghi e quella degli elfi. Di ciò, l'Incantatore di Draghi, e nella fattispecie l'Hadragnir, ne fu suo consapevole custode, tanto da sottomettere la volontà dei draghi più pericolosi, addirittura contrastandone il soffio o annullandone gli effetti generali con gran facilità; del resto, si rivelarono potentissimi strumenti al servizio di tale casta.

     Secondo le Cronache dei Reami Elfici, però, molti degli Incantatori caddero sotto l'influsso del nuovo potere magico, lasciando il loro titolo di "paciere" per sostituirvi quello di carnefice. Il continente di Orodrel, sede dei Draghi, fu sconvolto da tanta degenerazione e non fece tardare la sua risposta; il Concilio decise così di sterminare coloro che avessero appreso le arti dell'Elimar. Solo pochi rimasero vivi, suggellando in tal modo, se così si può affermare, l'estinzione della stirpe degli Incantatori di Draghi. Pochi Hadragnir, invece, rimasero estranei alla vicenda, continuando la propria missione d'ambasciatori, e altri ancora seguirono la solitaria via dell’avventuriero. Elkodyas fu, in parte, uno di quelli.

     Per ciò che riguarda la magia, il potere che operava attraverso l'Elimar, non richiedeva solo la conoscenza del linguaggio stesso ma anche l'uso forzato di una modalità d'esecuzione che ritrovava nell'incantesimo Silkstring (Filamenti di Loirel) la sua ragione d'esistere. Molti furono coloro che trovarono la morte, e altri che ne portano ancora sul corpo le profonde cicatrici. Di contro, l'uso dei Faraukast, ossia le corde di budello draconico, adottate per l'attivazione di alcuni incantesimi della sfera dei Draghi, divenne ancor più difficoltoso se non letale per chi ne facesse abuso, risolvendosi il tutto in una amputazione delle dita o della mano.

     A Nuam, in ogni modo, l'onore di aver donato ai posteri, l'eredità di un mondo che spesso, solo nelle favole, trova la propria realtà, e di un potere che è rimasto per troppo tempo sconosciuto a tutte le razze del piano.

 
 

Brevissime note linguistiche

Alcuni nomi o termini del Drak'kast prendono spunto da quelli greci, altri in toto come forma di citazione, a volte non rimanendovi fedeli ma pur sempre legati al background (a dispetto della traduzione effettiva). Per esempio, a Espera, nome della valadyn che animerà la sezione de Il Circolo dei Bardi, è legato il concetto di Notte in virtù della presenza di Elharia, la Notte senza stelle. Nel mondo in cui viene ambientato il Drak'kast, solo alcune razze elette hanno la possibilità di vedere le stelle o addirittura la luna (di Loirel), in quanto considerati mistici sigilli. Quando scende la sera, il buio impera come la più fonda delle notti.
     Un altro esempio è Enduenor, il nome del canto impiegato da Elkodyas durante il Circolo dei Bardi; esso contiene la stessa radice del personaggio mitico Endimione (enduein), e che sta a indicare il chiarore della Luna. Questi sono solo alcuni esempi.